Posted on dicembre 20, 2011 by Fortunato Ceccarini POTATO PIE BAD BUSINESS Il Logo della’azienda della Morte. Un uomo torna a casa con la tuta impregnata di polvere e la moglie gliela lava. Con l’amore zelante e vagamente conformista delle donne degli anni Sessanta – e oltre. Moriranno entrambi. Di mesotelioma, il cancro dei polmoni causato dal respirare con continuità le polveri d’amianto. E moriranno anche i nonni ed i cugini che hanno lavorato la terra e che sono stati impiegati nella concessionaria della zona industriale vicino all’autostrada, per il solo fatto di aver vissuto in una casa con una tettoia d’amianto. E morirà l’amico che era andato alle scuole elementari Martiri della Libertà prima che smantellassero l’Eternit. Morirà chi si è coperto di sacchetti di plastica sigillati alla bell’e meglio durante i turni di lavoro. E morirà tutta la gente di questo comune minuscolo eppure così blasonato che da anni viene ripreso una volta l’anno dai telegiornali solo per ricordare che è capitale nera delle morti per mesotelioma. Moriranno le persone che sono cresciute lì; che sono andate al cinema Politeama a vedere l’ultima pellicola di Mel Gibson. Morirà la povera Paola che ha dormito tutta la vita sopra una piccolo ballatoio ricoperto d’eternit. E moriranno i suoi figli, forse i suoi nipoti. A Casale Monferrato esistono tutte le analisi mediche del resto del mondo; ma se hai l’acqua nei polmoni, non necessiti più di un diagnosta. Sai già cos’hai. Tutto questo, le tristi storie di donne lasciate vedove, di figli orfani e legami spezzati, sono l’attualità immota di anni di vita nella cittadina in provincia di Alessandria. E non è un miracolo che tutti vivano con languida tranquillità. Come non lo è per altri luoghi della terra in cui sciagure umane del genere continuano a protrarsi. Eppure da alcuni giorni questa devastante ferita che è un crepaccio che corre dal Po alle viscere di Casale Monferrato, sino alla terra putrefatta dei suoi morti, ha pulsato con intensità inarrestabile. Il socio svizzero della società produttrice dal 1906 a Casale Monferrato di amianto, Stephan Schmidheiny, ha proposto al comune di Casale, circa un mese, fa, 18,3 milioni di Euro per transare rispetto al procedimento civile in corso nei suoi confronti e portato avanti dal PM Raffaele Guariniello a Torino. Le parti civili al processo Eternit, per il quale vi è evidentemente anche un procedimento penale ancora in corso, sono il Comune di Casale Monferrato, costituitosi parte civile per voci di danno di sua competenza, ossia le spese per le bonifiche fatte in questi anni e il danno d’immagine alla città; e le famiglie delle vittime. Attualmente sono terminate le discussioni del processo di primo grado ed è stata fissata la sentenza per il prossimo 13 Febbraio 2012. Il Comune di Casale dopo un lunghissimo e dilaniante consiglio comunale e dopo giorni di riflessione ha annunciato la sua intenzione di accettare la transazione. Questo ha scatenato una rivolta in città. L’Associazione familiari delle vittime dell’amianto (Afeva) ha ribadito in molte forme, tutte civili, il fortissimo no a questo tipo di scelta. La morte non si transa. La possibilità di vedere uno degli uomini più ricchi al mondo sbarazzarsi di una questione tanto orribile quanto viscerale per la città con una cifra apparentemente iniqua ha sconvolto – altra parola non esiste – la coscienza della città. Da qui le critiche nei confronti di una decisione che chiuderebbe, di fatto, il procedimento civile, lasciando in piedi ovviamente la penale. Quello che nei mezzi d’informazione, tuttavia, non circola o trova difficoltà ad emergere è la cifra di vittime che ha già transato, scendendo, secondo i ragionamenti oggi portati sul tavolo, a patti col diavolo: una percentuale tra l’80 ed il 90%. L’Associazione famigliari delle vittime dell’amianto (Afeva) ha ottenuto circa il 6% da ognuna di queste transazioni, potendo così usufruire a fini specifici e salvifici di una cifra cospicua – anche se non esiste quantità stimata e valoriale per risarcire la morte colposa. La posizione del Comune di Casale Monferrato, in questo senso, non si sovrappone in alcun modo alla posizione delle vittime rimaste in gioco nel processo di Torino; infatti non vi è una correlazione sostanziale nel procedimento tra vittime e Comune. La scelta, difficilissima, del Sindaco Giorgio Demezzi è così stata corroborata dalla convenienza strategica ad ottenere immediatamente 18,3 milioni di Euro a fronte degli 8 milioni, per danni provati ed accertati in sede di processo, che avrebbe potuto avere grazie alla sentenza di Febbraio; dovendo, per i restanti, attendere gli altri gradi giudizio, in una escalation temporale piuttosto incerta e di presumibile lunghezza. Inoltre, la cifra finale raggiungibile proseguendo per tutti i gradi di giudizio senza transazione potrebbe non superare i 30 milioni, quantità economica che il Comune ha indicato, senza ancora provarla in sede processuale, come danno aggregato tra bonifiche e immagine. È quindi questa l’idea strategica del primo cittadino di Casale Monferrato: prendere i maledetti e subitanei 18,3 milioni, più della metà del danno ipotizzato, a fronte di non dover procedere nel processo avendo incassato solo 8 milioni, meno della metà di quelli percepibili subito e un quarto del danno ipotizzato, con tutte le incognite di un processo in Italia. Se lucidamente questa appare come una scelta più che condivisile, priva di azzardi strategici, poco adatti ad un comune ferito moralmente e nel diritto alla vita, in città sta provocando rabbiose reazioni e una crescente indignazione. Con la morte non si va a patti. E se la frangia, nutrita e consolidata della popolazione, maggiormente “estrema” chiede la linea intransigente, protrarre il processo e lottare per un risarcimento considerato più adeguato, inizia a serpeggiare in città in aree più moderate l’idea che questa decisione tanto compromettente era competenza della gente, di persone che hanno dovuto assaggiare la morte, la vile morte colposa di un’azienda avvelenata. Ed ecco che si fa largo l’ipotesi di un referendum cittadino, anche ipotizzato dalle pagine del Sole24Ore, di cui Giancarlo Cerutti, industriale radicato a Casale Monferrato, è presidente attuale. Se tutte le posizioni appaiono avere una loro logica morale e strategica è indubbio che il Sindaco si è assunto responsabilità per le quali è nato il concetto di politica, ossia l’arte di governare la città. Non è una questione di chi dice giusto o di chi dice sbagliato. È una questione di civiltà; e se appare chiaro che l’uso da parte del comune di quei soldi sarà difficile e vincolato da una miriade di variabili, Casale Monferrato potrebbe avere, dopo anni di morte e nell’attesa orribile di quelli che verranno – il picco di malati di mesotelioma è previsto per il 2020 -, l’occasione di essere non già la capitale del decesso polmonare sicuro, ma il cenotafio della resurrezione da cui parte la bonifica dal mondo dell’amianto. Che andrebbe smantellato e soprattutto non più prodotto come invece, a fiumi, viene fatto in Brasile e nel Sud Est asiatico. Ma questo lo sappiamo ed è vero: la morte avanza, per lei non esiste risarcimento possibile, solo un osceno compromesso.
Il CDR.*
* La redazione di Potato Pie Bad Business ha voluto scrivere questo pezzo per dire la sua circa la pesante, onerosa, complessa, inestricabile questione della transazione economica tra Stephan Schmidheiny ed il Comune di Casale Monferrato. Pertanto, nelle prossime settimane apparirà su questo blog un reportage completo sulla storia dell’Eternit a Casale Monferrato e sui risvolti legali di questa vicenda, che non è solo una piaga putrida sulla faccia di una città al centro del Piemonte, ma anche deve divenire un monito di giustizia e di prevenzione. Chi ha sbagliato, per l’avidità, paghi. Chi ha sofferto trovi pace. Chi sta per soffrire e morire, trovi una la via per una soluzione.