Manifesto della vergogna « La Botte di Diogene – blog filosofico Di Mario Domina
“La Vergogna è Tristezza accompagnata dall’idea d’una nostra azione che immaginiamo biasimata da altri” (Baruch Spinoza)
“Mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente” (Giorgio Gaber)
Mi vergogno di abitare in un paese che non sa fare a meno di mandare al potere ometti ridicoli e grotteschi, mascellati o ceronati che siano.
Mi vergogno di abitare in un paese la cui legge elettorale viene definita ufficialmente “Porcellum”.
Mi vergogno di un paese dove il telespettacolo permanente di nani, ballerine, soubrettes, calciatori, ruffiani e cortigiani è diventato il nucleo centrale dell’opinione pubblica.
Mi vergogno di un paese in cui gli uomini di potere dicono cose irripetibili e irriferibili sulle donne e sulle loro parti anatomiche – senza che altri uomini e altre donne non se ne vergognino al punto da destituirli e cacciarli a pedate in una di quelle stesse parti anatomiche.
Mi vergogno di un paese che non ha più il senso comune e, soprattutto, il senso del comune.
Mi vergogno di un paese dove i giudici diventano incondizionatamente degli eroi, e dove Il processo e le angosce visionarie di Kafka vengono sistematicamente rimossi.
Mi vergogno di un paese dove si fa l’apologia dell’intercettazione, del controllo poliziesco e della repressione.
Mi vergogno di un paese dove la parola “giustizia” si usa ormai solo (a sproposito) nei tribunali.
Mi vergogno di un paese dove la parola “libertà” è stata sequestrata da affaristi, cialtroni, avvocati, onorevoli cooptati ed ignoranti e criminali travestiti da statisti.
Mi vergogno di un paese dove la cronaca nera è diventata la seconda passione nazionale condivisa e dove si applaudono le bare. (Il calcio, la prima, dovrebbe anch’esso sprofondare per la vergogna).
Mi vergogno di un paese dove è la chiesa cattolica a dettare la linea ai politici. Da prelati ben poco immacolati.
Mi vergogno di un paese dove sono le banche, la confindustria e gli speculatori finanziari a dettare la linea ai politici.
Mi vergogno di un paese dove si aprono dei lager e si usano le patrie galere per stiparci nuovi e vecchi poveri.
Mi vergogno di un paese dove impazzano sindaci-sceriffi ossessionati dal decoro. Tranne che per le mazzette.
Mi vergogno di un paese dove dei razzisti conclamati stanno al governo; ma dove ci stanno pure gli eterni sepolcri imbiancati.
Mi vergogno di un paese dove la classe politica non prova vergogna.
Mi vergogno di abitare in un paese dove la politica è ritenuta più pericolosa della peste.
Mi vergogno di non trovare altri motivi di vergogna; mi vergogno che non ci si vergogni abbastanza;
e mi vergogno soprattutto di provare vergogna, anziché sdegno, indignazione, rabbia, ira, furore – un fuoco che mi faccia bruciare e che attizzi la rabbia generale ed incendi ogni strada e ogni piazza di questo vergognoso (e svergognato) paese.